Pubblichiamo una e-mail
giunta in redazione :
Siamo un gruppo di mamme di Cisano Bergamasco
che propone di aderire ad un'iniziativa di raccolta firme contro la
sempre più presente volgarità, violenza e crudeltà della televisione
(anche nei programmi di attualità e di informazione) trasmesse in fasce
orarie dove i bambini sono uditori e fruitori inconsapevoli di quanto
messo in onda. Invieremo la lettera che abbiamo elaborato (sulla base
di una lettera dello scrittore Mario Lodi) e le firme raccolte al Ministro
delle Poste e Telecomunicazioni, ai vari dirigenti RAI e Mediaset, al
Ministro della Pubblica Istruzione, ai direttori dei giornali nazionali
e locali e al Presidente della Repubblica. In allegato trasmettiamo
copia della lettera. L’Istituto Comprensivo di Cisano ha accolto la
nostra proposta. Se siete interessati ad aderire a questa iniziativa,
Vi chiediamo di inviare le firme raccolte alla Biblioteca di Cisano
Bergamasco P.zza Caduti – 24034 CISANO BERGAMASCO che è il nostro punto
di riferimento. Sarà nostra premura spedire tutto il materiale pervenutoci
agli interessati sopraccitati. Sarebbe auspicabile ricevere le adesioni
entro la fine dell’anno. Porgiamo cordiali saluti. Le mamme promotrici
Chicca, Lorena e Pierangela
Una
firma per cambiare la TV
Nome
e cognom1.doc
Articoli sani:
- RECEDERE DAL CANONE RAI
La miglior protesta se non siete soddisfatti del
servizio pubblico televisivo è senz'altro la possibilità di recedere
dall' abbonamento URAR. Ecco alcuni utili link su come fare:http://www.rtrsat.it/abbonamento_rai.htm http://www.associttadini.org/canonerai/
- Il testo dell'intervento di Biagi. (18 aprile 2002)
"Non è un gran giorno
per l'Italia: per quello che succede in casa e per quello che si dice
fuori. A Milano lo sapete, un piccolo aereo da turismo è andato a sbattere
contro il Pirellone, orgoglio dell'architettura italiana e uno dei simboli
della città. E il pensiero corre subito alle torri di New York. Disgrazia.
Ma c'è, anche, chi all'estero parla di crimine. Da Sofia il presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi, non trova di meglio che segnalare
tre biechi individui, in ordine alfabetico: Biagi, Luttazzi, Santoro
che, cito tra virgolette: "Hanno fatto un uso della televisione pubblica
- pagata con i soldi di tutti - criminoso. Credo sia un preciso dovere
della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga".
Chiuse le virgolette. Quale sarebbe il reato? Stupro, assassino, rapina,
furto, incitamento alla delinquenza, falso e diffamazione? Denunci.
Poi il presidente Berlusconi, siccome non prevede nei tre biechi personaggi
pentimento o redenzione - pur non avendo niente di personale - lascerebbe
intendere, se interpretiamo bene, che dovrebbero togliere il disturbo.
Signor presidente Berlusconi dia disposizione di procedere, perché la
mia età e il senso di rispetto che ho per me stesso, mi vietano di adeguarmi
ai suoi desideri. Sono ancora convinto che in questa nostra Repubblica
ci sia spazio per la libertà di stampa. E ci sia, perfino, in questa
azienda che, essendo proprio di tutti, come lei dice, vorrà sentire
tutte le opinioni. Perché questo, signor presidente, è il principio
della democrazia. Sta scritto, dia un'occhiata, nella Costituzione.
In America, ne avrà sentito parlare, Richard Nixon dovette lasciare
la Casa Bianca per un'operazione chiamata Watergate, condotta da giovani
cronisti alle dipendenze di quel grande e libero editore che era la
signora Katharine Graham proprietario della Washington Post. Questa,
tra l'altro, viene presentata come televisione di Stato, anche se qualcuno
tende a farla di governo, ma è il pubblico che giudica. Nove volte su
dieci, controllare, "Il Fatto" è la trasmissione più vista della Rai.
Lavoro qui dal 1961 e sono affezionato a questa azienda. Ed è la prima
volta che un presidente del Consiglio decide il palinsesto, cioè i programmi,
e chiede che due giornalisti, Biagi e Santoro, dovrebbero entrare nella
categoria dei disoccupati. L'idea poi di cacciare il comico Luttazzi
è più da impresario, quale lei è del resto, che da statista. Cari telespettatori,
questa potrebbe essere l'ultima puntata de "Il Fatto". Dopo 814 trasmissioni,
non è il caso di commemorarci. Eventualmente, è meglio essere cacciati
per aver detto qualche verità, che restare a prezzo di certi patteggiamenti.
Signor presidente Berlusconi, non tocca a lei licenziarmi. Penso che
qualcuno mi accuserà di un uso personale del mio programma che, del
resto, faccio da anni, ma per raccontare una storia che va al di là
della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale:
quello della libertà di espressione.