autostop viavai

(Articolo tratto dal "CORRIERE DELLA SERA" di Lunedi 24/07/2000)

Niente Zaino, prenotazioni via Internet: ecco il nuovo autostop

Negli anni '70 lo facevano i "cappelloni", chiedendo passaggi agli automobilisti. Oggi l'autostop ha cambiato nome e modi. Si chiama backpacking. In inglese backpack significa zaino, ma lo zaino non è più l'oggetto-simbolo in cui si identifica chi viaggia sulla strada. Giovani con buon inglese e biglietto da visita, lettori di guide alternative sempre più sofisticate, desiderosi di fare un'esperienza tra un contratto a termine e l'altro (magari per migliorare il curriculum): sono loro i nuovi "ragazzi dell'autostop". In realtà le donne sono diventate la maggioranza e nel Nord Europa molti sono pensionati. E sempre più spesso, invece di incontrarsi sulla strada, viaggiatore e guidatore si accordano via Internet: prenotando i passaggi sui tanti siti specializzati.

Anche l'autostop cambia e si affida a Internet
Siti per combinare appuntamenti e sulle strade studenti e pensionati. Più donne che uomini

Milano - Viaggi e passaggi. Lo chiamano backpacking, perchè backpack in inglese significa zaino e indica il rifugio del viaggiatore (quello con pochi soldi in tasca). È l'ultima frontiera del turismo a basso costo: backpacker, da noi e altrove, indica chi si muove per il mondo in autostop. Non per necessità, ma per piacere. Dopo il diploma, la laurea o fra un contratto a termine e l'altro (tanto il posto fisso è una chimera). Da 3 a 6 mesi on the road per conoscere meglio se stessi e gli altri. Quarant'anni fa erano i figli dei fiori, avevano i capelli lunghi e per strada si riconoscevano lontano un miglio. Oggi il popolo dei backpacker porta giacche di goretex perchè proteggono dal caldo e dal freddo, si sbarba all'autogrill perchè presentarsi in ordine rende più credibili, parla un buon inglese e nel portafoglio ha biglietti da visita con indirizzo, numero di telefonino ed e-mail. Insomma, anche l'autostop è cambiato ma sopravvive e sfrutta Internet.

CHI SONO - Matteo Pennacchi, autore de "Il grande sogno, giro del mondo senza un soldo in tasca" (Piemme), a 28 anni è un'autorità in materia. Backpacker di lungo corso, ne ha incontrate centinaia di persone come lui e le divide in tre categorie: "Quelli che hanno concluso gli studi e vogliono fare un'esperienza di vita prima di tuffarsi nel mondo del lavoro (i più numerosi); i quarantenni che non hanno nulla da perdere, perchè un lavoro precario vale l'altro e un'esperienza di viaggio ben fatta, a volte, può tornare utile nel curriculum; infine gli over 65, pensionati pieni di energia, facili da incontrare nel Nord Europa, ma da noi ancora rari". Hanno regole e miti: "Bagaglio leggero e pratico. Sorriso umile ma charmeur, perchè nessuno accetterebbe mai di caricare in auto un depresso. Quadernetto per appunti tipo Moleskine di Bruce Chatwin, perchè scrivere aiuta a viver meglio gli incontri e a rivivere le emozioni".

INTERNET - Arrigo Martini, bolognese, sul popolo del backpacker ci campa. Si è inventato il primo sito italiano che mette in contatto chi cerca e chi offre un passaggio http://www.viavai.com/autostop . "Gli autostoppisti - dice - sono gente normale: studenti, professionisti, molte donne". A offrire un posto in auto sono soprattutto camionisti e agenti di commercio abituati a macinare migliaia di chilometri.

DONNE - Il sorpasso c'è stato, ma non se n'è accorto quasi nessuno. Oggi gli autostoppisti sono più donne che uomini. Con una particolarità: le ragazze preferiscono farlo organizzato. "Quella che all'apparenza può sembrare una coppia di fidanzati o di amiche che viaggiano insieme in autostrada, in realtà sono un agente di commercio che fa la spola fra Roma e Parigi e una studentessa diretta alla Sorbona, che si sono accordati sul viaggio via Internet", racconta Martini. Niente soste a bordo strada e niente pollice alzato. "Entrambi ci guadagnano
- continua -: l'automobilista un rimborso spese (da Bologna a Parigi è di circa 65 mila lire), il passeggero un viaggio al miglior prezzo sul mercato. Le donne utilizzano molto questo sistema perchè è sicuro: noi chiediamo sempre un documento ai nostri clienti e questo tiene lontani i malintenzionati".

ROTTE - In Europa si va come treni, in Italia il rischio di restare qualche ora ad aspettare c'è. Le tratte più battute da chi viaggia backpacker sono quelle che portano in Germania e verso la Gran Bretagna. Un passaggio da Milano a Francoforte (ma anche a Berlino, Amburgo, Amsterdam o Bruxelles) è facile da trovare. Più complesso scendere verso il Sud, ma fa eccezione la Sicilia, "perchè i tempi di imbarco e la linea ferroviaria non proprio veloce inducono i viaggiatori a cercare un passaggio e gli automobilisti a offrirlo", dice ancora Martini. Pennacchi no si è mai posto il problema delle rotte: "Un sorriso e un cartello con la città di destinazione sono un lasciapassare straordinario. Basta sapere che l'autostop non è solo questione di fortuna, ma di organizzazione e comportamento".

Daniela Monti